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Archivio per la categoria ‘c. SOSTENIBILITÀ LOCALE’

Finché i limiti di sostenibilità del pianeta non erano stati raggiunti, lo stato poco contaminato della natura e la modesta densità abitativa del pianeta consentivano di assorbire le conseguenze di un’azione il cui impatto era stato valutato con un approccio settoriale anziché sistemico. Oggi ciò non è più possibile ed occorrerà imparare a progettare la gestione del territorio in modo complesso. Un compito difficile che richiede l’attivazione di processi partecipativi democratici che consentano a tutte le potenzialità di un territorio di esprimersi e di essere valorizzate. Ciò comporterebbe una rivoluzione radicale rispetto al presente e sono molte le tentazioni di scorciatoie: da chi pianifica una ridistribuzione globale dei privilegi della classe media occidentale per non cambiare il resto, a chi vagheggia il ritorno ai campi dei nonni nell’illusione di potere salvare se stesso mentre gli altri precipiterebbero nella rovina ecologica.

Riflessioni su crescita e sostenibilità

Pubblicato da UCC su 31 Agosto, 2006

1.                  Premessa
 “Condizionato” dalla mia formazione di ingegnere chimico ho provato ad esaminare il lavoro di Serge Latouche leggendolo con gli occhiali dell’evidenza anziché con quelli dell’opinione. Con questo approccio arrivo alle stesse conclusioni di Latouche sulle conseguenze catastrofiche di un immaginario fondato sulla crescita economica e sulle responsabilità degli economisti nel prestarsi ai poteri forti in questa lettura “univoca” della gestione del pianeta.

2.                  La metodologia di analisi
 
Le mie osservazioni si limitano alla lettura del libro di Latouche e del sito del movimento   della Decrescita.
Stando a questi testi sollevo una prima perplessità a livello metodologico: ciò che Latouche chiama “analisi” nel suo libro non è condotta con una metodologia argomentata sulla base dell’evidenza, ma attraverso una serie di opinioni con una venatura polemica nei confronti di dichiarazioni dei suoi colleghi economisti e di quanti avevano sostenuto, magari in cattiva fede, la politica di sviluppo dei paesi poveri.
 Debbo anche ricordare che, a partire dagli anni ’80 la parola sviluppo ed in particolare lo sviluppo sostenibile ha un’accezione più vasta di quella che egli sembra attribuirgli. Si avvicina di più al concetto di sviluppo umano e comporta un approccio integrato alle problematiche ambientali, economiche (e non crescita soltanto) e di coesione sociale. Questo vizio nella metodologia di analisi porta Latouche a tirare delle conclusioni che non reputo ben fondate e quindi condivisibili. Inoltre, proprio perché condotta con una metodologia basata sulla propria opinione e su quella, pure diverse, dei tanti colleghi citati, l’analisi di Latouche comporta un pericolo: è diseducativa per quanti si avvicinano al suo movimento. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato su c. SOSTENIBILITÀ LOCALE, crescita/sostenibilità | 8 Commenti »