1. Premessa
“Condizionato” dalla mia formazione di ingegnere chimico ho provato ad esaminare il lavoro di Serge Latouche leggendolo con gli occhiali dell’evidenza anziché con quelli dell’opinione. Con questo approccio arrivo alle stesse conclusioni di Latouche sulle conseguenze catastrofiche di un immaginario fondato sulla crescita economica e sulle responsabilità degli economisti nel prestarsi ai poteri forti in questa lettura “univoca” della gestione del pianeta.
2. La metodologia di analisi
Le mie osservazioni si limitano alla lettura del libro di Latouche e del sito del movimento della Decrescita.
Stando a questi testi sollevo una prima perplessità a livello metodologico: ciò che Latouche chiama “analisi” nel suo libro non è condotta con una metodologia argomentata sulla base dell’evidenza, ma attraverso una serie di opinioni con una venatura polemica nei confronti di dichiarazioni dei suoi colleghi economisti e di quanti avevano sostenuto, magari in cattiva fede, la politica di sviluppo dei paesi poveri. Debbo anche ricordare che, a partire dagli anni ’80 la parola sviluppo ed in particolare lo sviluppo sostenibile ha un’accezione più vasta di quella che egli sembra attribuirgli. Si avvicina di più al concetto di sviluppo umano e comporta un approccio integrato alle problematiche ambientali, economiche (e non crescita soltanto) e di coesione sociale. Questo vizio nella metodologia di analisi porta Latouche a tirare delle conclusioni che non reputo ben fondate e quindi condivisibili. Inoltre, proprio perché condotta con una metodologia basata sulla propria opinione e su quella, pure diverse, dei tanti colleghi citati, l’analisi di Latouche comporta un pericolo: è diseducativa per quanti si avvicinano al suo movimento. Leggi il seguito di questo post »