Esistono davvero i poteri forti? Quasi sempre, quando ne faccio cenno, c’è qualcuno che chiede cosa io intenda con questo termine. Qualche volta ho il dubbio che molti analisti delle trasformazioni socio-economiche in corso non tengano in debito conto l’influenza e l’aleatorietà di questo fattore. Così si disputa sulle interpretazioni dell’andamento dell’economia, sui modelli economici più adeguati, sulle priorità dell’agenda politica, sul welfare o sul ricorso alla forza in politica estera, come se si trattasse di questioni scientifiche alla ricerca della formula giusta. Non mi riferisco ai politici che conosciamo, utili servi dei poteri forti perennemente in lotta fra di loro per mantenere il privilegio di servo attivo piuttosto che quello di servo parcheggiato in attesa del proprio turno. Né penso alla Casta, una più ampia cerchia di servi, utile a sostenere il consenso dei poteri forti se non altro alimentando la speranza che tutti abbiamo una possibilità di entrare in quel mondo del privilegio. Chi sono allora i poteri forti? Provate ad individuare i proprietari dei mezzi di comunicazione, poi coloro che siedono nei consigli di amministrazione delle banche e delle assicurazioni, poi coloro che hanno accesso esclusivo ai circuiti di investimenti che garantiscono un ritorno percentuale a due cifre, poi i proprietari delle imprese che tirano. Scoprirete facilmente che sono sempre le stesse persone, gli stessi gruppi che si dividono tutto quello che c’è da dividersi nel pieno rispetto delle loro regole interne, salvo cannibalizzare chi dovesse trovarsi in difficoltà… Sono regole dure quelle dell’oligarchia, sia quelle interne che quelle che si applicano ai servi. Non si ammettono sbagli, né debolezze. Chi non ce la fa è escluso, chi rema contro viene eliminato. Non occorre un mitra per l’eliminazione… basta la legge. Perché la legge è fatta per …, soprattutto le norme di procedura.
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Archivio per la categoria ‘1. capitale sociale/capitale umano’
Assistiamo, da oltre un decennio, ad un processo di profondo cambiamento del paradigma produttivo, organizzativo e sociale del mondo occidentale che ha come obiettivo la realizzazione della società della conoscenza. In questo nuovo contesto l’impresa, che in un recente passato doveva ri-formare e ri-aggiornare ai propri obiettivi le risorse umane, può attingere direttamente all’esterno il capitale umano, quasi che questo abbia insita una capacità di auto-prodursi. In realtà, tale capacità si alimenta di una cultura comune del quotidiano, ovvero di un capitale sociale, al cui sviluppo partecipano i genitori, gli educatori, il sistema di istruzione e formazione, le forme organizzate ed i movimenti della società civile,….. Diventa quindi importante per l’impresa potere orientare questo ambiente in funzione dei propri bisogni,.
Il Festival dell’economia di Trento, giunto alla seconda edizione con il tema “Capitale umano, capitale sociale”, può essere letto in questo modo. Non c’è dubbio, infatti, che questa iniziativa offre alla Confindustria la possibilità di rivolgersi direttamente a quelle componenti della società, in particolare a quanti si interrogano sul proprio futuro nel mondo globalizzato.