Il Forum UCC

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Archivio per la categoria ‘1.Il ruolo dello stato’

Trasferire la conoscenza richiede consapevolezza, metodo, tempo che, in una società di relazioni monetizzate, si traducono in transazioni monetarie. Come istituzione preposta alla ridistribuzione della ricchezza, lo Stato ha finora provveduto a coprire i costi del trasferimento della conoscenza ai cittadini, confermandoli nella consapevolezza della conoscenza come bene comune. Adesso, che il ruolo dello Stato ridistributore viene meno, sorge la questione se gli sforzi debbano essere rivolti a riconquistare questo ruolo dello Stato o se occorra mirare al suo superamento ricorrendo a nuove misure ed a nuovi strumenti. Questa discussione – che si intreccia con quella sulla “rete per praticare la condivisione della conoscenza” – nasce da una reazione di Tommaso ad un documento di lavoro interno dell’UCC per poi allargarsi ad altri temi come a quello dell’esercizio della democrazia.

Sulla premessa teorica dell’UCC

Pubblicato da UCC su 9 Maggio, 2007

Mi pare che ci sia, nell’impostazione teorica del documento “La rete UCC”, una fiducia molto marcata nei confronti delle comunità locali, oggetto di conoscenza privilegiato e soggetto trasformativo, leva fondamentale di un processo di cambiamento alternativo allo status quo. A mio avviso la riflessione sulla nostra attuale società e, conseguentemente, la formulazione di proposte operative non possono non tenere conto del ruolo dello Stato (nelle sue articolazioni centrali e locali) quale agente positivo di condivisione della conoscenza e di programmazione di iniziative di sviluppo.
Naturalmente non dico che nel documento UCC non ci sia una considerazione della dimensione stauale e sovrastatuale (Osservatorio europa), ma ritengo che sul piano teorico ci sia una valutazione eccessivamente ottimistica circa le virtù della “società civile” , intesa nel senso delle forze economiche e sociale (imprese profit e non profit, associazionismo etc.) che operano al di fuori delle Stato.

Rispetto a ciò penso che tali forze operando nel mercato non possono realizzare una cooperazione di saperi finalizzata al bene comune, perché la cooperazione che si svolge nel mercato è una cooperazione tra soggetti che sono mossi dal perseguimento del proprio fine utilitaristico, la vendita di beni e servizi, anche quando il contenuto di questi beni e servizi abbia una valenza etica e politica (es. i cosiddetti beni relazionali: servizi alla persona, assistenza; il commercio equo e solidale). In sostanza, tutte le organizzazioni che operano nel mercato devono necessariamente subordinare il perseguimento dei propri obiettivi – quando essi non coincidono con il mero profitto – alla vendita dei beni e servizi che producono, per evitare la fine stessa dell’organizzazione: condividendo gratuitamente il proprio sapere sia in termini di prodotto, sia in termini di know how dell’organizzazione, rischierebbero di fallire! Leggi il seguito di questo post »

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