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Dove va la società civile?

Pubblicato da UCC su 14 Ottobre, 2007

Cari amici,

sono Paolo Barnard, giornalista ex inviato di Report e scrittore (Perché ci Odiano ecc.), impegnato da molti anni nei temi che ci stanno a cuore. Queste righe sono un appello molto più che accorato, sono piuttosto un grido per ostacolare la rovinosa deriva nella quale la Società Civile Organizzata italiana* è franata, e di cui il terribile V-day di Beppe Grillo è solo l’espressione più visibile.
Sta accadendo che noi, la Società Civile Organizzata di questo Paese, ci stiamo facendo annullare dai metodi e dalle strutture di rapporto di alcune personalità divenute nostri leader, e dal fumo negli occhi che costoro sono riusciti a soffiarci. Siamo ridotti oggi a poca cosa, ci stiamo auto consegnando all’irrilevanza, nonostante l’apparenza sulla superficie sembri dimostrare l’esatto contrario. Eravamo invece l’unica speranza rimasta a fronteggiare il trionfo internazionale del Sistema massmediatico e neoliberista, davvero l’ultima spiaggia. L’annullamento di quella speranza è per me una tragedia enorme, ma è indicibilmente più tragico che questa rovina si stia consumando per mano dei nostri stessi leader alternativi e con il nostro pieno ed euforico consenso. Questo, mentre il Sistema se ne sta tranquillo a guardare in piacevole stupore (il Sistema, amici, quello vero, quello che non sta a Palazzo Chigi).
E’ accaduto che noi, gli antagonisti, abbiamo riprodotto al nostro interno le medesime strutture del Sistema che volevamo contrastare.

* per Società Civile Organizzata si intendono sia i pochi attivisti che i tanti simpatizzanti raccoltisi attorno ai Movimenti e ai gruppi di protesta italiani.


L’annullamento verticale

Anche fra noi dilaga oggi la struttura chiamata Cultura della Visibilità, che è la cultura dei Personaggi, cioè dei Vip, e che nel nostro caso è rigorosamente alternativa, certo, ma sempre identica all’equivalente struttura del Sistema massmediatico. E cioè la nefasta separazione fra pochi onnipresenti famosi, e tanti seguaci. Ne siamo pervasi totalmente.
I nostri Personaggi e gli eventi che essi gestiscono (i Grillo, Travaglio, Guzzanti, Strada, Zanotelli, Ciotti, Moretti ecc., con le loro marce, manifestazioni, spettacoli di piazza, film ecc.) producono singolarmente cose (talvolta) egregie, ma collettivamente fomentano quella struttura compiendo un danno devastante, e che pochi ancora comprendono nella sua ampiezza e implicazioni. Quale danno? Essi di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la Società Civile Organizzata e la speranza che essa rappresenta. Ecco come:

1) I Personaggi, ponendosi come tali, inevitabilmente ci trasmettono la sensazione di sapere sempre più di noi, di poter fare più di noi, di contare più di noi, di aver sempre più carisma di noi, più coraggio, più visibilità. E più sapere, capacità, importanza, carisma, coraggio e visibilità noi gli attribuiamo meno ne attribuiamo a noi stessi. Il paragone inevitabile fra la nostra (generalmente fragile) autostima e l’immagine di ‘grandezza’ dei Personaggi, fra il nostro limitato potere e quello invece di chi è famoso, è ciò che finisce per annullarci. Tantissimi di noi infatti pensano “ma da solo cosa posso mai fare? cosa conto? chi mi ascolta?”, e in sol colpo ci auto annulliamo. Smettiamo così di pensare e di agire autonomamente e corriamo ad affidarci ai suddetti Personaggi, che prontamente ci forniscono un pensare e un agire preconfezionati, che noi fotocopiamo in un’adesione adorante e acritica. E questa è, insieme, una rovina per noi e la salvezza del Sistema, per le ragioni che esporrò a breve.
Riguardatevi la folla del V-day di Bologna e ragionate solamente su tutte quelle mani alzate e sulle ovazioni. Cosa trasmettevano se non una colossale attribuzione di potere a coloro che cavalcavano quel palco?

Abbiamo così ricreato una verticalità e nuove Caste. E’ tutto lì, la cosa peggiore è proprio questa. La loro imponenza, cultura, e visibilità rimpiccioliscono noi, che deleghiamo loro praticamente tutto.
E infatti in assenza dei personaggi, delle loro analisi e delle loro iniziative, la maggioranza di noi diviene inerte, anzi, scompare. Ecco perché le migliaia di noi che si riversano nelle piazze ogni anno sembrano regolarmente sparire nel nulla all’indomani. Ecco perché questa Società Civile non cambierà alcunché.

Beppe Grillo, come tutti i trascinatori, fa crescere (o piuttosto fanatizza?) alcuni suoi attivi seguaci ma contemporaneamente svuota centinaia di migliaia, ed ecco il fumo che egli ci getta negli occhi quando ci convince invece che tanto sta accadendo.
E non fatevi ingannare dal fatto che i nostri Personaggi denunciano cose spesso sacrosante, o che alcune loro iniziative sono anche benefiche. Questo vi oscura una visione più obiettiva, poiché siete assetati di qualcosa che finalmente spezzi il Sistema e vi gettate con entusiasmo sulla prima offerta disponibile che ‘suoni’ come giusta. Ma il giusto che costoro invocano e operano è ben poca cosa di fronte al danno che nell’insieme (e più o meno consapevolmente) essi causano attraverso l’annullamento di così tanti. Esattamente come nel caso, a voi noto, dell’ingannevole giustezza e natura benefica dei cosiddetti aiuti al Terzo Mondo: ineccepibili e sacrosanti all’apparenza, ma nella realtà essi sono la vera causa della rovina e della morte di milioni di derelitti nel mondo.

2) Tutti i sopraccitati Personaggi, dai comici ai preti ai giornalisti, hanno dato l’avvio in Italia a una forsennata industria della denuncia e dell’indignazione, ovvero la febbre della denuncia dei misfatti politici a mezzo stampa o editoria, con tanto di pubblici inquisitori che ne sfornano a ritmo incessante, nella incomprensibile convinzione che aggiungere la cinquecentesima denuncia alla quattrocentonovantanove in un martellamento ossessivo serva a cambiare l’Italia. Eppure, che la politica italiana fosse laida, ladra e corrotta, milioni di italiani lo sapevano benissimo già prima che molti di questi industriali dell’indignazione nascessero, e assai poco è cambiato. Allora, a che serve procedere compulsivamente ad aggiungere denuncia e denuncia e indignazione a indignazione? In realtà questo modo di agire serve a giustificare (oltre agli incassi degli autori) l’auto assoluzione di masse enormi di italiani, noi italiani come sempre entusiasti di incolpare qualcun altro, e mai noi stessi e la nostra becera inerzia, per ciò che accade. E badate bene che è proprio questa auto assoluzione scodellataci dai nostri Personaggi che ci annulla ulteriormente, poiché ci impedisce di imbatterci nell’unica verità in grado di farci agire, e cioè che alla fine della strada la responsabilità ultima per tutto quello che accade di sporco e corrotto in questo Paese è nostra. Direbbe Truman: The buck stops here.
La vera Casta in Italia sono i milioni di bravi cittadini che evadono più di 270 miliardi di euro all’anno, quelli che fanno politica una volta ogni cinque anni, quelli che ogni cinque anni consegnano masse di potere a pochi rappresentanti e poi si occupano solo dei fatti propri (come affidare a un bambino le chiavi del magazzino della Nutella e non controllarlo più, e poi lamentarsi che il bimbo ha finito col papparsela tutta). Ma anche quelli che, e parlo ora delle adoranti folle del V-day, si sentono ‘belle anime’ in lotta per Un Mondo Migliore perché si riversano nelle piazze ad applaudire l’istrione egomaniacale di turno, ma che chissà perché non compaiono mai nei luoghi del grigio vivere quotidiano a fare il lavoro noioso, paziente, un po’ opaco dell’impegno civico, del controllo sui poteri, della partecipazione continua, del reclamo incessante di standard morali e democratici, e della creazione di consenso fra la vera Casta.
E invece a braccetto con l’industria della denuncia e dell’indignazione ci auto assolviamo e ci ri-annulliamo. Si doveva fare altro.


La struttura orizzontale*. Solo Fonti, non Star.

Dovevamo invece essere aiutati a crescere per divenire ciascuno singolarmente il Personaggio di se stesso, il Leader di se stesso, il Travaglio-Grillo-Ciotti-Zanotelli ecc. di se stesso. Dovevamo imparare a ‘scrivere’, ciascuno di noi a suo modo, il ‘libro’ della propria denuncia dei fatti e della propria analisi accurata dei fatti, dovevamo imparare a fare ogni giorno il nostro personale Tg, ad essere i presidenti del consiglio di noi stessi, i politici di noi stessi, unici e soli referenti di noi stessi, a credere solo nella propria verità, senza mai, mai e mai aderire acriticamente alla verità di alcuno, chiunque esso/a sia, qualunque sia la sua fama, provenienza, carisma o potere. Ciascuno di noi sul proprio palco, sotto i propri riflettori, in prima serata, non importa quanto colti, quanto intelligenti, quanto connessi, poiché l’unico motore del nostro agire doveva essere la fede nell’insostituibile importanza di ciascuno di noi.

Non dovevamo permettere la nascita di Star alternative perennemente citate, adorate, ospitate in tv, inseguite nelle piazze fin al delirio da stadio, e detentori del ‘cosa si deve fare’, se non addirittura dell’organizzazione nostro futuro. Semmai esse dovevano invece fungere da semplici individui che si mettevano a nostra disposizione unicamente come fonti. Semplici fonti, da consultare con sana distanza, da usare come si usa Google, ovvero pagine fra le tante di una enciclopedia che può esserci utile ma il cui ruolo doveva rimanere più modesto. A scintillare non dovevano essere i Grillo e i Travaglio, doveva essere ogni singola persona comune, per sé, in sé. Tutto ciò, in un rapporto sempre e solo orizzontale.

Solo il percorso sopraccitato avrebbe garantito la nascita di un insieme di cittadini capaci di agire sempre, indipendentemente da qualsiasi cosa, capaci di combattere anche da soli, anche in assenza dei trascinatori, per sé e con sé, dunque potenti, affidabili e durevoli, sani in una dialettica sociale sana. Gente in grado di analisi attente e indipendenti di ogni evento, alla ricerca della giusta soluzione, e che mai si farebbe trascinare dall’errore fatale dell’adesione acritica all’analisi di qualcun altro.
Questo avrebbe fatto tremare i palazzi, questo li avrebbe spazzati via, questo e solo questo avrebbe cambiato la nostra Italia.

* ho preso in prestito il termine ‘orizzontale’ da uno scritto di Gherardo Colombo, che ringrazio. nda


Il gregge e il precipizio

Fra i nostri Vip alternativi si agitano alcuni personaggi meschinamente in malafede, ed è davanti agli occhi di tutti. Altri sono meno equivoci, ma tristemente incapaci di vedere una verità che vale la pena ripetere: non possono incitare le persone ad agire mentre, per i motivi sopraccitati, li svuotano della capacità di agire. Il V-day e i suoi Vip hanno offerto uno spettacolo indecente quando incitavano la cittadinanza a fare politica dopo averla per anni annullata fino all’intontimento. Ed eccolo l’intontimento risultante: sentiamo e accettiamo da costoro cose che solo pochi anni fa ci avrebbero fatto trasecolare e indignare, come

- le proposte di omologazione culturale degli immigrati che neppure Le Pen ha mai fatto;
- l’esaltazione del criminale di guerra Tony Blair come leader illuminato (sic) e della Fallaci come “unica vera giornalista italiana”;
- la schedatura del DNA;
- l’assoluzione delle condotte disumane e dei crimini internazionali d’Israele perché “sappiamo di cosa sono capaci gli arabi”;
- l’inammissibile retorica sull’esistenza di un presunto ‘regime’ in Italia, che offende la memoria dei milioni che sono morti sotto le vere torture nelle vere carceri dei veri regimi, e che espone la frode di certi nostri attuali ‘oppositori del regime’ perennemente in prima serata Tv, o nei salotti letterari, o nelle piazze o sui maggiori quotidiani nazionali, quando non mi risulta che Steve Biko o Santiago Consalvi o ancor prima Gramsci o i fratelli Rosselli si siano mai opposti in quel modo ai rispettivi regimi;
- e poi guazzabugli sgangherati di concetti come democrazia e partecipazione, con, solo per citare un esempio recentissimo, sconsolanti assurdità come questa (profferta da una fra i nostri idoli in prima serata): “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni inchiesta di Report non accade mai nulla!”. E’ desolante che questa opinion leader alternativa confonda una trasmissione Tv col risultato di un referendum. E’ a questo livello di competenza che affidiamo le nostre convinzioni? E non si tratta di bazzecole; immaginate solo come avrebbe ironizzato quella stessa opinion leader se Calderoli avesse detto “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni denuncia della Padania non accade mai nulla!”.
- cadute di stile terribili, come l’augurio di morte al politico urlato dal palco e accolto dall’applauso scrosciante (sic) del pubblico dei ‘giusti e nuovi cittadini’;
- tirate isteriche all’insegna del miglior imperialismo culturale in pieno stile Bush/Huntington spacciate per difesa dei diritti umani e della legalità in Afghanistan;
- intolleranza ed esclusione delle opinioni dissidenti espresse dall’interno da parte dei grandi paladini anti imperialisti come Lettera 22 o Peacereporter o il Manifesto, o Diario, o Liberazione o Radio Popolare, esattamente come accadrebbe su Libero, il Foglio, Matrix o a Porta a Porta;
- il noto programma d’inchiesta “coraggioso” che sopravvive e prospera 4 anni in prima serata Tv sotto il governo Berlusconi, mentre il noto ‘oppositore del regime’ pontifica che “chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell’altro un suo guinzaglio ce l’ha….”, salvo poi rifiutarsi con spregio e arroganza di spiegare questa contraddizione;
- il giornalista moralizzatore che salta dalla RAI a Mediaset alla RAI al parlamento europeo a suon di denaro pubblico e con mandato popolare, per poi dire grazie tante e piantarci in asso per riprendersi il suo giocattolo preferito alla faccia del nostro mandato e dei nostri soldi;
- il quotidiano ‘diverso’ e i suoi fans che abbracciano l’eroe Calipari perché ha salvato una di loro, ma che alla domanda “cosa avreste detto di questo ‘sbirro’ se fosse morto salvando Quattrocchi o Agliana?” si rifiutano sia di rispondere che di aprire una riflessione tremendamente importante;
- i preti attivisti che chiedono ai potenti del mondo il ripudio, senza sema, dell’imperialismo, del capitale selvaggio, dei mercati di armi, delle mafie, in quanto irriformabili e osceni, ma che non accennano ad alcun ripudio senza sema del loro Vaticano, non meno irriformabile e osceno;
- gli insulti a raffica come strumento dialettico del nuovo Guru, in totale sintonia con le dialettiche ‘celoduriste’;
- il pressappochismo delle denunce, le sparate nel mucchio, l’urlo come garante di affidabilità di un’affermazione, che ha rimpiazzato del tutto l’analisi critica con cui dovremmo sezionare ciascuna affermazione prima di promuoverla a verità. E tanto, tristemente, altro.
E noi in deliquio per questa roba, la chiamiamo rivoluzione, democrazia, giustizia.

Ma proprio più nessuno si sta rendendo conto che il V-day è stato lo scioccante apogeo di questa disastrosa deriva? O che Beppe Grillo è andato fuori di testa, detto come va detto, che si sente e si pone come l’Unto del Signore che salverà l’Italia (vi ricorda qualcuno?). Quell’uomo dilaga e straripa e mescola e pasticcia e spara e si contraddice e impera e fa e disfa, e persino delira di un futuro a sua immagine per tutti, e ce lo sta imponendo a urli e insulti.

Noi persone civicamente impegnate siamo finiti a berci tutto questo senza neppure più vederlo. E il pericolo è che un affidamento così sciagurato a figure così ipertrofiche con tali metodi e con quella struttura di relazione verticale ci sta portando tutti insieme nel baratro, al loro seguito.


I sonni tranquilli del Potere

Vi prego di riflettere. Credete veramente che il Potere sia così sciocco e impreparato da poter essere, non dico sconfitto, ma anche solo disturbato da questo sgangherato esercito alla deriva? Ma credete veramente che coloro che in soli 35 anni hanno saputo ribaltare due secoli e mezzo di Storia, coloro che hanno reso di nuovo plausibile l’inimmaginabile nella quotidiana vita di 800 milioni di cittadini occidentali, coloro che muovono 1,5 trilioni di dollari di capitale al giorno, coloro che tengono ben salde nelle loro mani tutte le leve della nostra Esistenza Commerciale stiano perdendo anche un singolo secondo di sonno per noi e per i nostri Guru? Ma avete un’idea di come lavorano questi? Dovete capire, proprio visualizzare, il potere di chi è riuscito in un attimo della Storia a compattare migliaia di destre economiche eterogenee sotto un’unica egida e sotto un pugno di semplicissime ma ferree regole, per poi travolgere il pianeta ribaltandolo da cima a fondo. Il Potere è ed è stato coeso, annullando ogni individualismo fra i potenti, è ed è stato disciplinato all’inverosimile, ossessivamente preciso in ogni analisi, immensamente competente, sempre silenzioso, al lavoro 24 ore su 24 senza mai un respiro di pausa, comunicatore raffinato, con a disposizione i cervelli più abili del pianeta e mezzi colossali. Aprite gli occhi. Secondo voi questa immensa macchina infernale può preoccuparsi dell’incedere di un nugolo di personaggi o istrioni più o meno credibili con al seguito una minoranza di adepti/fans/seguaci persi nell’ingenua buona fede quando non già del tutto disattivati dei loro stessi leader?
E allora capite la mia disperazione nel vedere che forze già così fragili e sparute come le nostre vengono eviscerate e si fanno eviscerare dall’interno? Vi prego, fermatevi, fermiamoci tutti.


L’unica speranza

Dobbiamo fermarci, fermare tutta la nostra macchina di oppositori civici, Movimenti inclusi, e guardarci dentro. Forse non siamo tanto migliori o differenti dal Sistema che vorremmo contrastare, dalle persone che tanto detestiamo. Forse abbiamo replicato il loro sciagurato modello di rapporti, e per alcuni dei nostri leader alternativi vale la considerazione di Brecht che “Il nemico talvolta marcia alla vostra testa”.Io ho suggerito una strada, che è quella descritta precedentemente, e cioè il percorso di crescita individuale in consapevolezza e in autostima di ciascuna persona in assenza di Guru e di Vip, e in assoluta orizzontalità critica. Ma con un’aggiunta: è ora di piantarla con questa febbre autoassolutoria nutrita dall’industria della denuncia per nutrire le sue Star e che paralizza noi. Lo sappiamo già alla nausea cosa non va, basta. E’ ora di farsi carico, e prima di tutto
- farsi carico dei propri talenti, non importa se molti o pochi, con pari dignità rispetto a chiunque altro,
- farsi carico delle proprie responsabilità, senza scaricare le colpe solo sui potenti
- e poi accettare ciascuno di noi di pagare ogni prezzo lungo la strada per un mondo migliore
- ed infine creare consenso fra la gente sui valori comuni e quei prezzi da pagare;
- divenire, in altre parole, cittadini adulti che, senza guru e senza vip, sappiano partecipare in orizzontale

Grazie per avermi letto, Paolo Barnard


Una Risposta a “Dove va la società civile?”

  1. Giovanni D. detto

    Ho letto con interesse e curiosità il documento di Paolo Barnard e condivido lo spirito col quale è stato scritto, perché segnala aspetti e problemi che destano in tutti noi preoccupazione e inquietudine. Nel merito delle questioni, invece, certe considerazioni, a volte, mi sono sembrate un po’ affrettate e eccessivamente catastrofiste. Proverò, dunque, soffermandomi su ciò che trovo condivisibile e degno di approfondimento, a declinare il problema per come lo riesco a leggere e individuare. Naturalmente non pretendo di essere né esaustivo ed esauriente, né convincente e definitivo. Non posso sottacere, inoltre, il fatto di essere, in un qualche modo, parte in causa, visto che ricopro incarichi dirigenziali, seppur periferici, per un partito che in questo momento sostiene a livello nazionale il governo Prodi.

    Penso che la crisi della politica sia il carattere di fondo della nostra democrazia, per come questa si è configurata a partire dal secondo dopoguerra e dalla sconfitta del nazifascismo. Ovviamente, questa crisi non è riconducibile soltanto ad una questione di malgoverno (fattore che indubbiamente è presente) ma è inerente al ciclo lungo della globalizzazione capitalistica e neoliberista: basti pensare alla sua riduzione a luogo di competenze tecnocratiche, allo spostamento dei veri centri del comando fuori dai Parlamenti, al consolidamento di un immaginario e di un simbolico che si fondano sul culto dell’individuo, del suo successo e della sua capacità di competere sul mercato delle opportunità offertegli dalla sfera dell’economia. O ancora, sarebbe sufficiente porre attenzione sull’aspetto intrinsecamente ademocratico dei vari istituti di regolazione dei mercati che intendono imporre le loro ricette monetarie come fossero verità inconfutabili. Da qui la scomposizione di idee e pratiche che segnano la rottura della grande invenzione del ‘900: la politica come strumento di emancipazione e di liberazione.

    È davvero impressionante riflettere sull’incapacità, oggi, della politica di interpretare e risolvere i problemi dei cittadini, di farsi strumento di trasformazione in vista di un bene comune in grado di trascendere individualismi e particolarismi. Come se l’afasia dei Parlamenti rendesse le decisioni dei poteri, economico, politico, militare, impermeabili alle istanze sociali dei popoli. Per di più, nel nostro Paese, la crisi della politica ha assunto forme estremizzate che si sono incarnate in esperienze politiche come quelle veicolate da Berlusconi e dalla Lega. Esperienze che interpretano pienamente questa crisi e ne vorrebbero essere gli epigoni nella direzione dell’antipolitica. Ma è la politica dei partiti che, più in generale, troppo spesso da strumento insopprimibile di democrazia e partecipazione si è trasformata in motivo di ricerca del successo e del potere per lobbies, consorterie e comitati d’affari. È anche giusto che contro un tale degenerazione si levino proteste e moti di indignazione.

    Per quel che riguarda noi, intendo dire i cittadini che si oppongono alla crisi della politica, i militanti di movimenti e partiti, quelle componenti della società che credono nella gratuità della partecipazione e della democrazia, mi verrebbe da dire, dunque, che non è tutto rose e fiori. Tra i cittadini emergono fenomeni di passivizzazione e una rassegnazione crescenti e, nel contempo, proliferano elementi che, di certo, non vanno nella direzione della costruzione di una pratica politica che superi contemporaneamente quella del potere e dei palazzi e quella dell’antipolitica.
    Al di là del fatto che forse il fenomeno del leaderismo non è del tutto nuovo (mi vengono in mente i numerosi culti della personalità), qui Barnard coglie nel segno: sono d’accordo quando scrive che una forsennata industria della denuncia e dell’indignazione può servire a giustificare l’auto assoluzione di masse enormi di italiani entusiasti di incolpare qualcun altro e mai noi stessi e la nostra becera inerzia per ciò che accade. Declinerei queste considerazioni ricordando che è sempre utile denunciare e indignarsi a patto che, a questi momenti, si affianchi l’impegno per sottrarsi dalle quotidiane complicità e, direi quasi, l’obbligo a battersi per una politica alternativa. Chi è che non ha conosciuto persone che, all’invito alla partecipazione attiva, dopo avere sostenuto che la politica era una cosa sporca, si affrettavano candidamente a ricordare di essersi recati presso la segreteria politica del deputato Tizio o del senatore Caio per vedere soddisfatti, in via del tutto personalistica e clientelare, i propri bisogni. Come dice Barnard alla fine della strada la responsabilità ultima per tutto quello che accade di sporco e corrotto in questo Paese è nostra.

    Ma l’elemento che vorrei porre all’attenzione e che trovo davvero centrale è quello della preoccupante mutazione antropologica che sta attraversando la nostra società italiana: una società che si incattivisce sempre di più e che spesso vede nel più debole, nel povero e nel diverso il nemico da combattere. E allora per Grillo, per esempio, i rom che arrivano dalla Romania sarebbero una “bomba a tempo”. Come giustamente scrive Fulvio Vassallo Paleologo, docente dell’Università di Palermo, non si distingue neppure tra criminalità romena che non proviene dai rom e rom rumeni che sono arrivati in Italia perché nel loro paese sono vittime di ogni sorta di soprusi e privati dei più elementari diritti civili. Ecco dove porta l’antipolitica che cavalca la marea montante della xenofobia e del razzismo e cerca facili consensi tra i settori più egoisti e moderati della popolazione italiana. Tutto questo, scrive sempre Vassallo Paleologo, serve a distogliere l’attenzione dalle vere insicurezze che affliggono gli italiani, l’insicurezza nel lavoro, l’insicurezza nell’abitazione, l’insicurezza nella fruizione del diritto alla salute e ad un ambiente sano.

    Infine, mutazione antropologica è anche la tendenza diffusissima a proiettare al nostro esterno, fuori da noi, le cause di tutti i problemi, senza intervenire sul nostro presente qui ed ora, facendoci carico di innescare quelle vitalissime, se pur dolorosissime, contraddizioni nei nostri luoghi di lavoro, fra i circoli dei nostri amici, fra i nostri cari. Certo, è molto più facile e deresponsabilizzante riversarsi nelle piazze ad applaudire l’istrione egomaniacale di turno. Starei attento però a criminalizzare più di tanto questi comportamenti: sono, in un certo modo, comprensibili. Occorrerebbe che tutti quanti ci lavorassimo, quasi socraticamente, per farli affiorare alla consapevolezza ed eliminarne gli effetti.
    Dunque, non stiamo troppo bene ma non tutto è perduto. È vero, il potere ha guadagnato margini di riproduzione impensabili fino a venti anni fa. Esso è disciplinato, pervasivo e consapevole delle proprie strategie. Eppure non ne farei un monolite imbattibile. Anche se la società civile, come quella politica, è lontana dall’essere una sfera perfetta, di rapporti idilliaci e armoniosi, può forse reimparare una grammatica dell’azione politica ed una pratica della solidarietà, della complementarietà e della ricerca gregaria della deliberazione condivisa. Pratiche di questo tipo proliferano dappertutto. Tra i forum e le associazioni, nel volontariato e, mi consta personalmente, anche nelle sezioni più sperdute di qualche partito.

    Il fatto è che anche gli indignati, di cui Barnard parla, riflettono fortemente la società di cui fanno parte, il modo in cui le persone sono già state formate dalle loro esperienze familiari e sociali. Nondimeno, anche le motivazioni, su cui per esempio nasce il movimento di Grillo, possono costituire una risorsa preziosissima per la democrazia. Senza paternalismi, sta a noi, che siamo anche parte di questa società, valorizzarne gli aspetti migliori, premiarne l’impegno profuso di solito a titolo gratuito, ascoltarne le istanze di democratizzazione dello Stato, con l’intento di rompere quelle logiche di auto-perpetuazione del potere e dei posti di comando che, non dimentichiamolo, sono alla radice dei problemi di cui stiamo discutendo.

    Giovanni D.

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